Voglio Incontrarti
Mar. 19th, 2023 03:19 pmPrompt: Tutti quelli della M2
Parole: 4035
Fandom: Original
Cowt 2023
Voglio trovarti
Non sono mai stato un tipo profondo, nella mia vita tutto ciò che volevo era far ridere la gente, essere un sostegno per mia madre, un protettore per la mia sorellina. Volevo essere come mio padre, un padre che conoscevo a stento, ma che viveva nei racconti e nei ricordi sfumati della mia testa.
Non so nemmeno più quanti fossero fabbricati da il sogno di un ragazzino che si sentiva schiacciato da una realtà scoperto troppo presto.
Dovevo studiare, dovevo vincere, dovevo essere sempre felice.
- Guardalo il signorino. Non diamoci troppe arie qui perché non sei nessuno! – diceva sempre Ezra Mordock con un ghigno ogni volta che mi vedeva fare qualcosa di lontanamente buono. – Non sei nessuno! –
Era vero. Ma quando lo diceva lui, di rimando non riuscivo a pensare ad altro che fargliela vedere. Aveva un modo tutto suo per farmi saltare i nervi.
Andavo d’accordo con tutti, ma lui…c’era qualcosa in lui. Qualcosa che non riuscivo ad afferrare. Era oltre l’essere uno pseudo bullo che voleva rivaleggiare con me a tutti i costi. Non era cattivo, ma era solo… irritante.
Però non mi ero nemmeno mai permesso di pensarlo. Ecco quanto ero irrimediabilmente concentrato a fare il bravo.
Doveva aiutare, dovevo essere una brava persona.
Anche se non lo sono sempre stato.
Forse la malattia è stata la mia punizione. Forse se fossi stato zitto, se non avessi causato così tanto dolore…
Ancora vedo i suoi occhi. I lividi sulla pelle erano nulla in confronto ai frantumi che erano i suoi occhi mentre si aggrappava a me.
Quella realtà era così concreta che era soffocante. Mi volevo vedere come un eroe, ma ero solo un ragazzino e non sapevo cosa fare.
Il senso di colpa, il dolore di vederlo tra i carridoi a testa bassa, isolato. Sapere che era colpa mia, mi dava un senso di impotenza assoluta.
L’ho odiato per questo.
volevo essere aggrappato all’idea di me eroe, di me in grado di aiutare, e invece lui e la sua vita a pezzi aveva fatto in modo di dimostrarmi quanto fossi incapace di farlo.
Avrei potuto attraversare il corridoio, cercare di diventare suo amico…
Ma sono rimasto lì. Dall’altra parte del corridoio, consumato dal senso di colpa e consumato dalla consapevolezza non ero in grado di aiutare nessuno.
All’inizio pensavo di essere solo stanco. Stanco della scuola, degli allenamenti, della situazione. Provavo uno stress mai provato prima, qualcosa che travalicava la semplice pressione che mi ero dato negli anni.
Il primo livido che ho visto mi ha fatto solo pensare a lui.
Mi ero chiesto se avrei pensato a lui ogni volta che avrei avuto quelle macchie violacee sulla pelle.
Sarebbe rimasto lì, indelebile nella mia memoria. Il mio più grande rimpianto.
Nemmeno mi sono accorto di essere svenuto. Quando ho ripreso i sensi ero in ospedale, mia madre aveva gli occhi rossi e di mia sorella sentivo solo il sollenno tirare su col naso.
La mano calda di mia madre si insinuò tra le mie dita, mentre si faceva strada un sorriso amaro che voleva solo essere rassicurante ma che risultava finto e frammentato. Come se solo metà del suo viso avesse avuto il comando di sorridere.
- Andrà tutto bene. – mi ha detto. Ma sapevo che era una bugia.
All’inizio ho provato davvero a essere positivo. Non perché fosse necessariamente nel mio carattere, ma per loro.
non riuscivo a vederle tristi. Era sempre stato il mio più grande difetto, non importava quanto fossi stanco, quanto respirare facesse male, quanto bruciore scivolasse tra le mie vene.
Dovevo restare positivo, scherzare sui capelli che cadevano, vincere a carte contro tizio e riderci su.
finché loro erano nella stanza, non potevo essere triste. Era contro ogni mio principio.
Il problema era quando uscivano dalla stanza, quando andavano a casa per risposare e io restavo solo con la realtà e i mei pensieri.
fissavo i lividi lasciati dalla flebo, e ogni volta era come stringere gli occhi per evitare di mettere a fuoco, e tornare a riarprili e vedere davvero il mondo attorno a me.
Riuscivo a vedere la mia stanchezza aleggiarmi attorno come un ombra, la percepivo scivolare le dita tra le mie, diventare la mia compagna.
Credevo fosse solo questa. Stanchezza. Ero fisicamente e mentalmente stanco.
Mi accorsi che era qualcosa di più uando mi dissero che l’unica cosa che poteva salvarmi era un trapianto di midollo osseo, e le domande che seguirono furono come un ghiodo batutto sul copeto della mia bara: avete parenti oltre voi?
era evidente che avessero già fatto il test e nessuno si era scoperto compatibile.
fino a quel momento non mi ero permesso di realizzare che quella cosa potesse sconfiggermi, a mapalena mi permettevo di ammettere di essere esausto, ma all’improvviso era chiaro che sarei morto.
Ricordo… di averci additirrura provato a sframmatizzare, a sorriderci su, a fingere che potesse essrci una soluzione. L’ho fatto unicamente perché loro erano lì, a fissarmi come se fossi già morto, a avere paura anche solo di respirare in mia presenza.
Credo che il mio volto fosse una smorfia informe perché ricordi che i loro oggi mi scrutavano come se avessi la pelle verde e mi fossero spuntatri cinque occhi. Ho capito solo dopo che era perché avevo perso completamente espressibità.
non riuscivo più a sorridere, nemmeno per finta,c oem se tutti i miei nervi fossero paralizzati. Non riuscivo a concepirlo, ma potevo percepirlo. Ero come congelato in uno stato di immobilità.
a volte, volevo parlare, ma non riuscivo davvero a farlo.
a volte aprivo gli occhi. A volte, mi limitavo a continuare adormire come se il mondo potesse svanire se lo ignoravo.
Era strano. Non avevo capito che quella fosse depressione. Quando Tizio me l’ha citata, non credevo nemmeno fosse davvero quella. Ero solo… tanto tanto stanco. Volevo solo dormire, e morire dormendo.
Faceva tutto male, non solo il fisuco, ma anche il cuore e la mia anima.
tutto era a pezzi, tutto era così apepsantito da quella presenza che il mio mondo era in quel letto e non sentivo più nemmeno le voci delle persone che avevo attorno.
non c’era speranza che io sopravvivesse, tanto valeva già morire.
ricordo un giorno di aver messo a fuoco la mia mano, svegliandomi. La mano si era gonfiata per l’immobilità, e un livido attraversava il dorso.
ho pensato e l’ho pensato con tutto il mio cuore, che quella poteva essere l’ultima volta che devevo qualcosa. Mi sono messo seduto a fatica e m sono guardato attorno. La mia camera aveva una decorazione spartana, ma era stata abbellita da quelle poche cose che avevano avuto il permesso di portare. Le foto, perfino i compiti, tutto era lì. C’era un insolito silenzio quella mattina, il mondo sembrava fermo.
ho deciso in quel momento, che quel giorno era un bel giorno per morire.
Che sarebbe bastato slire all’ultimo piano, e buttarmi giù. Sapevo che non avrei esistato nemmeno un momento.
Quel pensiero fu interrotto dal dottor Rossi, uno dei medici di guardia che girava il reparto. Quella mattina, coem tutte le altre, stava facendo il giro dei paziente per vedere se cambiare terapia o prepararli all’operazione.
Non trovai strano fosse lì così presto, perché non avevo più il senso del tempo, ma quando si sedette slla sedia accanto a me, notai i suoi occhi brillare di una strnaa luce.
“c’è un donatore”
la sua voce fu spezzata, ome se tentasse di non piangere. Lui era un professionista, ma ero lì da mesi ed era un bravo medico. Mi concentrai prima su queste cose, e poi su ciò che aveva drtto.
“c-come?”
“un donatore.” Ripeté “sono qui per preparti all’operazione”
**
- Cosa vuoi davvero? –
Quella domanda mi aveva colto impreparato. Erano ormai anni che ero seguito dalla dottoressa Erika e, nonostante i progressi, mi diceva che c’era sempre qualcosa che non mancava nella nostra terapia.
una sincerità che non ammettevo nemmeno a me stesso.
ero sopravvissuto, avevo vissuto la vita a pieno, avevo appena superato gli esami per entrare nell’arma dei pompieri, ma continuavo ogni settimana a presentarmi lì, con il cuore che mi sussurrava che non era mai abbastanza.
Continuava a presntarsi lì perché la verità con cui quella mattina si era sbegliato pronto a farla finita, era ancora così impressa a fuoco nella sua mente, che non voleva riveverla. Avrebbe fatto ogni cosa per scongiurare una ricaduta.
ci era andato veramente vicino. Sapeva che era sembrato solo un pensiero, ma non era un semplice pensiero. Era un piano.
se il dottore tizio2 non fosse entrato quella mattina nalla sua stanza con la novità che uno sconosciuto aveva deciso di donargli qualcosa, allor a
Perché credevo di non meritamelo. Credevo che uno come me, non si meritasse che uno sconosciuto potesse essere così generoso da donargli una parte di lui e la vita.
ma quella domanda quel giorno aveva un sapore strano. Come se fosse finalmetne pronto a rispondere.
“io… voglio incontrare questa persona” aveva ammesso.
“sai benissimo che non puoi” avefa ribattuto lei.
“lo so” mormorò distorgieldo lo sguardo “lo so. Non dico che posso dico solo… che è q uello che voglio”
“lo so, Kyle, ma devi trovare un equilibrio tra le cose. Forse vorrai sempre saperlo, e devi convivere con questa realtà. Devi andare avanti senza dimenticare cosa ti è stato concesso. E’ delicato, come equilibrio, e quella persona sarà sempre importante per te. Ma non è la persona più importante. Tu lo sei. Devi dare propriortà ai tuoi bisogno”
Chiudemmo quella seduta con un peso in meno sul letto. Uscii al gelo dell’iverno dlela cittadina di heaverville e mi incamminai per tornare a casa. Avrei potuto prendere l’autobus, ma la mia mente continuava a pensare ancora a quella frase.
Se avessi davvero potuto incontrare quella persona cosa avrei mai fatto? Cosa avrei detto? La mia mente continuava a ripetere scenari, sistemare cose, creava intere conversazioni, interi disocrdi, intere confessioni.
Non spaeva nemmeno chi fosse ad averlgi salvato la vita, e nelal mia mente era più importante di chiuqnue fosse mai esistito.
Al primo scalino del vialetto di casa un pensiero nuovo si insuniò nella mia mente: e se ci fosse starto favvero un modo per sapere chi era? La città era piccola, di sicuro era di lì.
tra la gente che vedeva tutti i giorni, c’era una persona che lo aveva aiutati in un modo con cui nessuno avrebbe potuto e non aveva osato digli nulla.
Ci doveva essere un modo. Anche solo per andare avanti. Quella cosa inconclusa nella sua vita continuava a ricordargli una realtà che non riusciva a mettersi alle spalle.
Magari era un salto nel vuoto, magari era una cosa orribile da fare e mai sarebbe stato come se lo immaginava.
Ma almeno quel pensiero sarebbe scivolato via, e avrebbe potuto pensare a qualcos’altro.
**
Le vie legali erano stati infruttuose. Il contratto era blindato: aveva segnato di non voler essere contattato e così era stato. Era parte dell’accordo.
Ogni tentativo che faceva era un vicolo cieco, si sentiva come smarrito in un bosco di burocrazia e cavilli. Non ce ne era nessuno che fosse a suo favore.
“posso mandargli una lettera” avevo proposto “e può decidere questa persona se accettarla o meno”
Non hanno accettato nemmeno quello.
non mi ero accorto di quanto fosse diventato un ossessione, finché non ho passato la notte in bianco a rileggere il contratto ventil volte cercando ogni singola virgola che non andava bene.
un dettaglio, anche microscopico, per trovare una soluzione.
Forse avrebbe dovuto solo mettere dei volentini “sei tu che mi hai salvato la vita?” e vedere se qualcuno rispondeva.
Ma sapeva che era un tentativo disperato. Non che lui non lo fosse.
Ma non c’era nulla che poteva fare. Semplicemente… non c’era.
era finalmente arrivato il momento dell’accettazione? Avrebbe finalmente accettato come negli stati del dolore?
Eh sì, ci aveva provarto almeno. Questo se lo era concesso.
**
si era distratto un poco, era uscito con qualche ragazza… e qualche ragazzo.
Per lui non aveva mai fatto molta differenza, ed era una cosa hce in famiglia si sapeva senza però che fosse una cosa di stato.
Non aveva mai avuto relazioni durature però. Non credeva di essersi nemmeno mai innamorato. La sua mente era sempre stata occupata da traumi e ossessioni. Non ultima quella di vivere la vita al meglio per non vanificare il sacrificio della persona sconosciuta.
Sapeva di non essere una brava prsona, non come si era creduto esserlo per anni, ma si era ripromesso che lo sarebbe stato. Questa volta per davvero.
quando matchò su tinder con una ragazza, si presnetò all’appuntamento con già in mente il dopo. Ciò che non si aspettava era che lei fosse un infiermiera….dell’ospedale in cui era stato ricoverato.
Quella che doveva essere una serata divertente, una scopata veloce, divenne una confessione profonda e sentita sulla sua vita, su i suoi drammi e su quell’ossessione.
Lei fu gentile e comprensiva, e si lasciarono con un saluto.
Aveva appena passato la serata con qualcuno e l’unica cosa a cui riusciva a pensare era quella cosa.
Sì, doveva decisamente accettarlo.
**
Quella non era una favosa. Non c’era nessuna principessa da salvare, nessun mago che veniva a portarti in giro per un avventura. La sua vita era piuttosto piatta. In quella piccola città anche le emergenze erano quasi unicamente vecchiette in difficoltà o animali incastrati nei recinti.
Beh, non era di certo gray’s anatomy o l’altro spin off di cui non ricordava il nome.
Un giorno però accade qualcosa.
Gli arrivò un messaggio che gli cambiò la vita. Era un file da parte dell’infermiera e solo un messaggio “spero ti aiuti”
quanto realizzò essere un pdf, e cosa contenesse il suo cuore iniziò a battere all’impazzata e le mani iniziarono a tremargli.
Dovette scusarsi per andare in bagno e sciacquarsi il viso. Era un momento che avrebbe dovuto accettare.
aprì il file e legge finalmente il nome della persona che gli aveva salvato la vita.
Non c’erano maghi che venivano ad accompagnarti in missioni, non c’erano principesse da salvare… ma quella non poteva essere una coincidenza.
D’un tratto, non poteva che credere nelle favole.
Perché era impossibile che quella persona gli avesse salvato la vita. Impossbiile.
Ma era lui…
Ed era ora che cominciasse a ricredere nelle favole.
“cosa bolle in pentola kyle?” domandò amanda con uno sguardo indagatore. “sembri… strano”
Era strano. Perché non sapeva se essere felice o spaventato o mille di altre emozioni.
“so chi mi ha donato il midollo” ammise, con la voce che gli uscì a stento “non ci crederai mai”
tizio si rabbiuò, d’improvviso preoccupato “… cosa? Come l’hai saputo?”
“non posso dirtelo. Ho promesso di non dirlo a nessuno”
“ma è illegale”
“lo so. Ma non posso farci nulla. Omria lo so!”
La sorella osservò proccupata Kyle, poi erò la curisità prese il sopravvento “e quindi?” domandò.
Kyle fermò il suo camminare su e giù per la stanza finché non si fermò.
“Ezra Mordock” annunciò “La persona a cui ho distrutto la vita… è quella che me l’ha salvata”.
amanda non ci credette finché non lesse anche lei il nome sul file. Dopodoché passò a dissuaderlo dal fare qualcosa.
“ti farai male. Non ha senso. Ora lo sai, è finita. Puoi andare avanti”
“ma io devo sapere!”
“se vai da lui saprà che il suo nome è uscito, potrebbe fare causa all’ospedale e mettere nei guai la tua amica!”
Ci aveva pensato, ovvio che ci aveva pensato “manterò il segreto” promise ancora “ma devo andare a chidergli perché”
“non farlo K.”
“ fosse stato il vicino di casa, o il bagnino, o una persona che conosco, che tiene a me, lo avrei capito. Avrei forse anche capito perché tenerlo nacosto ma… lui? Com’è possibile che l’unica persona che ha il diritto di odiarmi me l’ha salvata?”
Lui aveva vissuto la vita con lo scopo di aiutare e quella persona arrogante che lo derideva era stato il vero eroe della sua storia.
“voglio solo chiederglielo, nulla di più. Non lo disturberò oltre”
Amanda osservò la profondità dei suoi occhi e annuì. La preoccuoazione era ancora così densa da risultare assoluta, ma non importanva. Omria kyle aveva preso una decisione.
***
Kyle guardò Ezra intento a leggere. Il sole gli disrturbava gli occhi tanto che aggrottava la fronte per riuscire a vedere.
Era bello, di una bellezza, mozzafiato.
quando si era presentato quel giorno in magazizno non si era reso conto che quel momento avrebbe definito così la sua vita.
Era stato forte per altri, era stato a pezzi per se stesso, era stato ossessionato, era stato alla ricerca di qualcosa.
non abrebbe ,mai creduto che quel qualcosa fosse sempre stato lì, davanti a lui, con un ghigno derisorio e la fragilità nell’anima.
Erano assieme ormai da due anni. Non era mai stato così felice in vita sua.
Non cer’a stato un momento in cui semplicemente stava bene, ed eccolo lì. Gli serviva solo la persona giusta vicino.
Lui lo amava in una maniera totale, un po’ morbosa, un po’ asfisiante… ma ci stava lavorando. Con la terapia era riuscito a venire a patti con molte cose, ma si rifiutava di dire che quella felicità non se la fosse meritata. Aveva combattuto tanto epr averla.
Non era un illuso, l’ombra della depressione era ancora lì, era ancora presente. In un angolo del suo cuore era in agguato, ma non importava. Voleva solo godersi il mondo, viverlo a piano e non con quella sorta di strana e assoluta imposizione che era un tempo.
Ora era felice e realizzato davvero e non avrebbe mai lasciato andare il ragazzo che amava.
Quel pic nick sul prato, con una Dolce Bosco come dolce, dolce che aveva scoperto essere il suo preferito, era il momento perfetto. Non Era nemmeno stato premeditato, era solo lì, il momento adatto e unico. E lui pronto a coglierlo.
“mi vuoi sposare?”
Il suo occhi incrociarono quelli di Kyle come se non lo avesse davvero sentito, poi la sua mente realizzò quello che era successo. Schiuse le labbra e restò in silenzio a guardarlo. Kyle non si arrese. Non si sarebbe mai arreso.
Gli prese la mano e si beò del fatto che fosse fresca, iniziò a muoverla tra le sue per riscaldarla.
“lo sai che ti amo, non è assolutamente una novità. Voglio passare la mia vita con te, sempre voluto. A noi, ho detto. Non esiste un me, senza un noi. Siamo una cosa sola, io ti amo in modo assoluto e completo e so che ti spaventa, non te lo dico ogni giorno per questo, ma ti amo, Ez. Ti amo davvero tanto. Voglio passare il resto della mia vita con te e chiamarti “mio marito”. Quindi… sposarmi.”
Questa volta non la mise sotto forma di domanda, ma nemmeno un ordine. Era un dato di fatto.
Nella loro storia, Kyle si era presentato a fine lavoro e aveva preteso da lui ogni cosa, si era pazientemente fatto strada nel suo cuore, si era aggrappato ad ogni briciolo di attenzione che gli dava per fare ancora più breccia. Aveva cercato di eliminare tutte le sue difese.
Era consapevole di essere stato con lui ossessivo e un po’ stalker, nessuno sano di mente avrebbe accettato quell’amore assurdo che era nato in lui quella primissima sera.
Quando aveva incontrato di nuovo Ezra, il suo mondo, quello che aveva sempre creduto, quello che aveva sempre considerato una verità era andato in frantumi. Lo aveva visto per davvero: un ragazzo che era stato costretto ad essere forte e aveva trovato l’animo di salvare la vita a una persona nonostante il loro passato. Non c’era malizia o egocentrismo nel suo eroismo. Lo aveva fatto solo perché poteva, solo perché era una persona migliore di quanto lo fosse mai stato lui.
Si era innamorato di quel ragazzo in un modo così totale che non avrebbe mai creduto possibile. Fino a quel momento non aveva mai sentito un tale affetto per qualcuno. Lo voleva, lo voleva in un modo talmente totale che travalicava il fisico e travalicava il mentale.
Aveva paura di perderlo ogni attimo che passavano insieme, e aveva voglia di prenderlo allo stesso modo. Ma aveva taciuto, aveva continuato a fingere che non provasse nulla, aveva continuavo a vivere quella storia dell’ “amicizia” come se fosse reale.
sapeva che era come ingannarlo e nella sua ottica un po’ lo era, ma come cavillo c’era anche una semplice verità: non era un inganno, se non avrebbe mai potuto averlo… si sarebbe accontentato. Pur di vederlo felice, andava bene.
solo che era stato difficile, era stato devastante averlo davanti a sé e non poterlo stringere. Vederlo soffrire ancora per le cose del passato, saperne di essere consapevole e vederlo comunque cercare di essere lì per gli altri…
cielo, come poteva anche solo resistere all’innamorarsi di quella persona così unica e speciale? Come?
Erano già grandi, ma lui era qualcosa a cui aspirare, una persona che gli aveva fatto vedere gli errori del suo modo di fare le cose, e che lo aveva fatto crescere.
Lo amava. Lo amava in un modo così totale che non riusciva a capire come respirare senza poter sussurrare il suo nome.
- Ti amo. – continuò – sposami. -
Ezra lo guardò con quello sguardo neutro che aveva ogni volta che Kyle era eccessivamente romantico. Aveva capito che non era il tipo da lasciarsi trasportare dalle emozioni ma solo perché ne era così terrorizzato da averle chiuse in un cassetto.
però era anche disperatamente alla ricerca d’amore. come tutti voleva qualcuno che riuscisse a superare le sue difese e voleva essere quella persona.
Il tempo si era dilatato così tanto eppure non aveva paura. Era sicuro che anche fosse stato un “no” avrebbe trovato il modo di convincerlo di sì. Ezra non andava certo convinto, ma andava rassicurato.
Così quando lo vide alzare gli occhi notò la determinazione nel suo sguardo e lo vide posare il libro. Poi lo psservò mentre cercava meticolosamente di prendrgli le mani cosa che gli permise senza indubio.
Attese, con il cuore a mille che dicesse qualcosa. Ezra gli strinse le dita fortissimo prima di dire.
- Stavo per chiedertelo io. –
- Come.-
Lasciò una mano per prendere qualcosa nella tasca. Prese una scatolina e gliela mise sul palmo. Faticò un po’ ad aprirlo con una sola mano ma dentro c’era un bellissimo anello d’argento. Per lui.
- S-stavo per chiedertelo io. – continuò – Tra di noi tu sei stato quello a fare il primo passo, sei stato quello che mi ha fatto vedere quanto potesse essere bella una relazione. Non ero mai stato davvero felice nella mia vita prima che tu arrivassi e hai preteso di diventare la mia felicità. Hai preteso di rendermi felice. Non mi ero permesso di amarti, perché onestamente non sentivo di esserne né in grado né degno, ma tu volevi che io ti amassi ed era impossibile per me negarti qualcosa. Ancora non mi sento degno, e ancora non sono sicuro del perché tu abbia scelto ma… ma sono felice che tu lo abbia fatto. Sei… stupido, su questo siamo tutti d’accordo. Sei un vero imbecille, ma ti amo da morire e voglio passare il resto della mia vita a darti dell’imbecille e poi baciarti.-
Beh, alla parola “baciarti” Kyle non se lo fece ripetere due volte. Affondò le dita nei suoi capelli biondi e se lo tirò addosso per divorare quello che restava delle sue labbra.
Si baciarono per un tempo interminavile anche se erano chini su un anello e scomodi da morire.
- ovviamente è un sì – sussurrò Kyle staccandosi da lui.
- L’avevo immaginato. – replicò Ezra, divertito.
Si baciarono ancora, perché era il loro modo preferito per amarsi. Oltre ovviamente al sesso.
Il mondo era bello.
avevano sofferto, avevano subito abusi, lividi, dolori, avevano superato depressione, e baratri più profondi della morte stessa.
Avevano superato tutto, con caparbietà e solo insieme perché anche mentre erano separati il mondo li aveva sempre tenuti assieme, come due forse che si alimentavano a vicenda.
E finalmente il piacere.